In Francia il no di un ministro tosto riapre lo scontro sul velo all’università

La polemica estiva è servita in Francia da lunedì, quando il Monde ha pubblicato in esclusiva un rapporto dell’Alto consiglio per l’integrazione (organo che Hollande ha disciolto ad aprile nell’Osservatorio della laicità) dove si legge che il governo dovrebbe vietare “i segni e gli indumenti che manifestino in maniera evidente l’appartenenza a una fede religiosa” nelle aule universitarie. Tradotto: divieto di indossare il velo islamico anche nelle università.
12 AGO 13
Ultimo aggiornamento: 14:11 | 23 AGO 20
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La polemica estiva è servita in Francia da lunedì, quando il Monde ha pubblicato in esclusiva un rapporto dell’Alto consiglio per l’integrazione (organo che Hollande ha disciolto ad aprile nell’Osservatorio della laicità) dove si legge che il governo dovrebbe vietare “i segni e gli indumenti che manifestino in maniera evidente l’appartenenza a una fede religiosa” nelle aule universitarie. Tradotto: divieto di indossare il velo islamico anche nelle università. Oggi una legge promulgata nel 2004 dal governo Chirac prevede il divieto di indossare o esporre oggetti religiosi nelle scuole ma non tocca le università, dove la legge Savary del 1984, pur garantendo l’indipendenza e la laicità dell’insegnamento superiore, permette agli studenti piena libertà di espressione finché questa non sia una minaccia per l’ordine pubblico.
Il rapporto denuncia però la crescente difficoltà di un’università laica assediata dalla dittatura della minoranza. Sarebbero sempre di più gli istituti francesi soggetti ad atti di proselitismo, al rifiuto delle classi miste da parte degli studenti, alla contestazione del contenuto degli insegnamenti, alle pretese sul rispetto dei divieti alimentari. In alcuni istituti, le aule sarebbero usate come luoghi di preghiera o di riunione religiosa. Ci sono tutti i sintomi di un’esplosione “di rivendicazioni identitarie e comunitarie, di chiusure, di ostracismi, del rifiuto di certi saperi”, dice il rapporto. Da qui la proposta di riportare la laicità nelle università francesi al grado zero, estendendo alle università la legge sulle scuole: la raccomandazione di vietare segni “che manifestino in maniera evidente l’appartenenza a una fede religiosa” è ripresa parola per parola dal testo del 2004.
Il rapporto mette in imbarazzo il governo del socialista François Hollande, che dopo le recrudescenze di laicità repubblicana con cui Nicolas Sarkozy ha a lungo tentato di recuperare un elettorato transumato verso il Front National aveva promesso più comprensione alla minoranza islamica (la più grande d’Europa) e ai militanti della sinistra. La pubblicazione del rapporto da parte del Monde, tuttavia, non era riuscita a scatenare grandi dibattiti fino a che non si è gettato sulla polemica Manuel Valls, il ministro dell’Interno. Valls è il volto duro del governo Hollande. Storico rappresentante dell’ala destra del socialismo francese, sui temi dell’immigrazione, della laicità, dell’integrazione è più vicino alla durezza di Sarkozy che agli stereotipi di integrazione della gauche francese. Quando nel 2010 Sarkozy propose una legge che vietava ai francesi di indossare nei luoghi pubblici indumenti che coprissero interamente il volto (burqa e nihab), Valls fu tra i pochissimi deputati socialisti a non lasciare l’Aula in segno di protesta e a votare insieme all’Ump in favore del bando, che ha difeso ancora alla fine di luglio, quando per due notti consecutive la banlieue parigina di Trappe è stata oggetto di violenze (decine di macchine bruciate, arresti, un ragazzino ferito) dopo che gli abitanti avevano reagito al tentativo della polizia di multare una donna che indossava il velo integrale.
In un’intervista al Figaro di ieri, Valls ha giudicato la proposta dell’Alto consiglio come “degna d’interesse”, lasciando intendere novità in materia. Per rincarare la dose, il Figaro corredava l’articolo con un sondaggio secondo cui quasi l’80 per cento dei francesi approverebbe una legge simile. Dopo la pietra lanciata da Valls la gauche è corsa a difendere il “diritto costituzionale” di portare il velo, mentre il ministro dell’Istruzione si affrettava a dire che la polemica non s’è mai posta, che il problema semmai è che sempre più ragazze col velo entrino all’università, perché gli studi “sono fattore di emancipazione”. La gazzarra potrebbe arrivare nei prossimi giorni, ma per ora il mondo politico, anche a destra, starà attento a riaprire il “vaso di Pandora” della polemica sul velo. Lo aveva chiamato così lo stesso Valls, in un’intervista al magazine cattolico la Vie di qualche mese fa. Ora Hollande, in partenza per brevi vacanze (appena pochi giorni, dopo le polemiche e le foto in boxer dell’estate scorsa) dovrà riuscire a richiuderlo.